DI MARINA VIOLA

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Qualche giorno fa ero in vacanza con mia figlia Emma, di 10 anni, e per pranzo abbiamo deciso di andare in un ristorante thailandese non lontano dall’albergo. Siamo state accolte dalla cameriera con il solito entusiasmo americano, sempre un po’ fuori le righe. Ci ha dato due menù enormi e ci ha fatto sedere a un tavolino per due con tanto di candelina accesa. Il decor del ristorante è molto asiatico, i quadri appesi propongono simboli di elefanti e di mani giunte in preghiera.

«CHE SIGNIFICA NUCLEAR WAR?». A sinistra noto un altarino buddista, con della frutta lasciata in omaggio. Emma decide di sedersi con le spalle al muro, io di fronte a lei. Ordina la sua bevanda preferita, il the freddo thailandese, dolcificato con il latte condensato. Io invece chiedo dell’acqua fresca. Mentre aspettiamo il pad thai, Emma mi chiede: «Cosa vuol dire nuclear war?». Le spiego a grandissime linee della bomba atomica e di come sia la più letale di tutte.

BREAKING NEWS E BRUTTE FACCE. A un tratto posa il suo the sul tavolo e diventa seria. «Cambiamo posto, per favore?». Certo, le dico. Dal suo posto, mi accorgo sedendomi, si possono vedere le immagini di due televisori, Cnn e Fox News. Entrambi i telegiornali parlano della Corea del Nord pronta ad attaccare gli Stati Uniti. Breaking news! Facce allarmate degli speaker. Immagini di funghi atomici. «Non ho più fame», dice Emma impallidita.

Non è facile dover spiegare a Emma che al mondo ci sono delle cose chiamate bombe atomiche, e che ci sono molte nazioni che le hanno e che odiano gli Stati Uniti. Sarebbe un po’ come doverlo spiegare al nostro presidente, e spiegargli anche che in questi casi è importante saper calibrare le parole, perché non è più una questione di vincere o no le elezioni, questa volta è una questione di vita o di morte. Convinco Emma a mangiare un po’ e poi la porto in piscina, dove si dimentica delle guerre e delle bombe e mi mostra fiera di aver imparato a fare la capriola sott’acqua.

«FURIA COME MAI VISTO FINORA». La sera, quando finalmente si addormenta, accendo la tele che propone in loop Donald Trump a una conferenza stampa. È seduto invece che in piedi, come dovrebbe essere. Ha le braccia incrociate, come in segno di sfida, e con la sua faccia paonazza dice al mondo che se la Corea del Nord si permette di attaccare gli Stati Uniti, «there will be fire and fury like the world has never seen before».

ASSONANZA CON HIROSHIMA. È un linguaggio estremamente aggressivo che gli americani non sono soliti sentire. È uscito dalla bocca di un presidente americano soltanto nel 1945, quando Truman, appena prima di lanciare le bombe su Hiroshima e Nagasaki, annunciò che se i giapponesi non si sarebbero arresi «they may expect rain of ruin from the air, the like of which has never seen on this Earth». È un linguaggio che non si sente mai erché gli Stati Uniti sanno di essere una super potenza e sanno di avere la responsabilità di mantenere la calma, di non aumentare la tensione, ma di trovare le parole giuste per raffreddare gli spiriti.

Il 73% degli americani non crede a una sola parola che arriva dalla Casa bianca. La Cnn ricorda che in 200 giorni sono uscite 500 bugie dalla bocca di questo improbabile presidente

Le regole del gioco sono cambiate da quando siamo nelle mani di Trump, che lui è più immaturo di un adolescente. Lo dicono anche gli americani, esattamente il 73% di loro, che non crede a una parola che arriva dalla Casa bianca. La Cnn mi ricorda che in 200 giorni sono uscite 500 bugie dalla bocca di questo improbabile presidente. E la credibilità è uno dei fattori più importanti, specialmente durante una crisi internazionale.
DA DONALD SOLTANTO IPERBOLE. Trump non può andare in televisione e dire che gli Stati Uniti arrivano e spaccano tutto, perché fa perdere dicredibilità tutta la nazione, creando una pressione mai provata prima a tutta l’amministrazione, che deve poi spiegare che quello che ha detto il presidente non è vero, che è tutto sotto controllo. Si sa, Trump non è interessato a mostrarci di avere la competenza giusta per essere l’uomo più potente del mondo. E si sa, quello che dice è sempre un’iperbole, che vuol dire che non è quasi mai la verità.
CONFLITTO FATALE PER IL PIANETA. Lui apre Twitter e spara a zero su tutti. Solo che facendo così rischia di sparare anche una bomba atomica, e di iniziare una guerra che potrebbe terminare per sempre la vita su questo pianeta. Spengo la televisione perché ho paura di non riuscire a dormire dopo tutte queste notizie allucinanti. Mi lavo i denti e mi infilo nel letto di Emma. La abbraccio e mi addormento solo dopo qualche ora.
http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/08/10/trump-come-spiego-a-mia-figlia-di-10-anni-la-bomba-atomica/212924/
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