DI MARISA CORAZZOL
Il nostro pianeta si consuma e l’attuazione delle decisioni assunte durante la conferenza mondiale sul clima è di una lentezza estrema, patologica, quando non è impedita da Donald Trump e dai grandi gruppi capitalisti transnazionali che ne bloccano l’urgente applicazione.
Il 2 agosto è stato il giorno del “superamento”, quello in cui l’umanità ha finito di consumare l’insieme delle risorse che la natura è capace di rinnovare in un anno. Nel 1985, il giorno del “superamento” o del “sorpasso” era stato fissato al 5 novembre e pertanto quel che possiamo chiamare “debito verde” equivale a cinque mesi di riproduzione di risorse naturali già finite.
E tutto questo comporta ovviamente delle conseguenze incommensurabili molto più importanti e gravi dei “debiti” contabili di cui i “liberali” occidentali si servono per annichilirci. Qui si tratta di sapere se la terra resterà un pianeta abitabile, in grado di garantire la vita ai nostri figli ed alle generazioni future. Quale mondo lasceremo loro se il livello delle acque continua a salire sotto l’effetto dello scioglimento dei ghiacciai, se le api, indispensabili per la riproduzione alimentare e se il mondo dell’agricoltura continuano a sparire? Se ovunque la siccità avanza a passi da gigante e se si prosciugano le ultime riserve di acqua, cause – queste ultime – di migrazioni forzate, laddove molte popolazioni sono costrette a fuggire anche a causa dell’aumento del livello del mare lungo le coste in cui vive un essere umano su due?
Si tratta qui di situazioni che saranno prestissimo generatrici di nuovi conflitti, di nuove guerre e che per la loro altissima criticità rendono assolutamente risibili molti scialbi ed inutili dibattiti messi in scena dal mondo mediatico il cui primo interesse resta quello di occultare la realtà per meglio rispondere agli interessi delle multinazionali che ne detengono il capitale e quindi il potere.
Ma l’impatto dei mutamenti climatici e quindi della loro diretta incidenza sull’ ambiente è già qui. Le quattro stagioni sopravvivono praticamente solo nell’Opera di Antonio Vivaldi, avendo abbandonato il “pianeta blu” oramai da quel di insozzato dalla sua atmosfera alle sue viscere per mano dell’ uomo. L’ “uomo”, ossia il più crudele ed il più imbelle dei rapaci terrestri che, con l’incessante sfruttamento delle energie fossili e con la sua corsa all’industrializzazione, alla produzione di quantità assurde di CO2, alla cementificazione ed alla selvaggia deforestazione ora anche incendiaria ha sottoscritto – tronfio ed impettito come un pollo in batteria – il suo certificato di sicura estinzione.
Quando ci si deciderà, allora, a decretare il vero, impellente, vitale “stato di emergenza” a livello mondiale che ci riguarda tutti indistintamente, partendo con grandi iniziative di informazione e di sensibilizzazione di massa intorno alla cruciale, inconfutabile questione di vita o di morte della nostra madre terra?
Si tratterebbe tout court di campagne di sensibilizzazione di massa che si appoggeranno su studi scientifici anche in forma contraddittoria ma attraverso i quali affrontare seriamente le sfide immense che pone l’incontrovertibile processo di trasformazione di tutti i nostri sistemi di produzione, di scambi e quindi di consumi, legandoli al processo demografico che dal “sud del mondo” spinge inesorabilmente centinaia di migliaia e di milioni di persone a confluire sulle nostre “amene coste”.
Tali iniziative non potranno farsi strada altrimenti che attraverso la partecipazione e la cooperazione di tutti i cittadini a livello planetario in un quadro che tuttavia superi la miopia dei capi di Stati e di Governo, la cui visione del mondo, ben che vada, non supera un quinquennio e che si limita pedissecuamente ad inchinarsi alle richieste dei potenti, “padri padroni” del “mercato” di cui essi stessi – in divisa di caporaletti di Stato – sono né più, né meno che piccole cianfrusaglie da bancarella.
Iniziative di pubblica, ampia, vasta informazione, quindi, che non potranno, né dovranno accontentarsi più delle parole d’ordine dell’ignobile capitalismo e che si concentrano in due povere parole: “produttività e competitività”. Due “principi” del capitale finanziario che sono state e lo sono ora più che mai totalmente incompatibili con il ciclo naturale della vita.
La riproduzione naturale dell’acqua, dell’aria pura, di una parte importante dell’energia pulita, della fertilità del suolo, delle speci selvatiche indispensabili alla vita umana non potrà resistere ad ulteriori deroghe imposte da un “produttivismo” a qualunque costo.
La recente fusione del Gruppo Bayer e Monsanto non è certamente una buona notizia per la natura, laddove in particolare un Paese come la Francia si è allineato alla linea della Germania nell’accettare un certo quantitativo di pesticidi e contemporaneamente nel ridurre drasticamente i finanziamenti necessari all’agricoltura biologica.
Il rispetto del Pianeta Terra non discende nemmeno dalla distruzione dei servizi pubblici e nella cieca, assurda, supina accettazione dell’ “austerity” imposta da Bruxelles, via FMI, BCE e soprattutto, via la Germania di Herr Schauble e di Angela Merkel.
Tristi testimoni di queste immani politiche di austerità sono proprio gli incendi che, quando non sono di origine criminale, sono il risultato dei cambiamenti climatici, dell’abbandono dei terreni da parte di agricoltori mandati in rovina e dell’ insensata riduzione – vedi soppressione – del corpo forestale e dei mezzi tecnici per combatterli.
Alcun discorso, alcuna regola di condotta temporanea risulterà credibile se poi contemporaneamente si firmano i contratti di libero scambio – il “CETA” – con il Canada. Il nostro pianeta non potrà essere più vivibile ed ancor meno sostenibile se non si promuovono di pari passo cooperazione, sviluppo e condivisione di ricchezze.
E’ pertanto questo il “cantiere” decisivo e salvifico che tutti i cittadini europei dovrebbero saper imporre a tutte le Istituzioni interne ed internazionali affinché si proceda con estrema urgenza con investimenti utili al bene comune ed a nuovi progetti futuribili al fine di garantire lavoro, ricerca e sviluppo a livello planetario. Il riassorbimento del “debito verde” passa dal coinvolgimento generale in un processo democratico che ponga al di sopra di ogni altra considerazione l’ interesse di tutti gli esseri umani e dell’ambiente . Il tempo è finito per la “pentola a pressione” in cui governanti e multinazionali ci stanno facendo fare la fine della rana bollita grazie e soprattutto a causa del sempiterno “vai avanti tu ché a me vien da ridere”. E diciamo chiaramente a Trump ed alle sue lobbies del petrolio, del carbone e del’acciaio, che anche loro stanno cuocendo nella stessa “pentola a pressione”, malgrado le loro quantità di denaro ed il loro finto potere. Perché – ricorda Toro seduto – “Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume….allora vi accorgerete che il denaro non si puo’ mangiare”.
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