DI ANTONIO NAZZARO
Chi vuole vedere Chuao sappia che non si vede dal mare e chi vuole vedere il mare sappia che non si vede da Chuao. Striscia di sabbia a rincorrere le palme piegate verso il mare dal peso delle montagne che lanciano un torrente a farsi laguna. Si arriva a Chuao solo in barca, di quelle con poco fondo e motori potenti da saltare le onde dell’oceano. Jorge era nato lì.
Il suo ricordo bambino più vivido era lui, che attraversato il bosco di cacao e serpenti, era riuscito da solo a vedere il mare ed era rimasto lì, come ipnotizzato tra la bianca luce del cielo che sfumava l’azzurro dell’orizzonte. Solo le urla di sua madre lo riportarono a sentire la terra. Mentre lo sculacciava gridava baciava ed elencava terribili punizioni. Jorge pensava o meglio sentiva questo ricordo della madre, che nei quasi due chilometri del ritorno passava da un” grazie a dio” al castigo a venire “ah, adesso che arriviamo a casa”, come uno dei momenti in cui si era sentito più amato. Il pensiero gli fece abbassare la visiera del suo cappello.
Adesso l’orizzonte era un mare nascosto da torri, gru, camion che passano e l’odore di mare sporco che s’appiccica alla divisa.
Il bambino scalzo correva al mare e accompagnava il padre a pescare e durante la raccolta, seduto nella laguna, sua madre gli faceva mangiare la polpa del cacao. Riempiva e legava la bocca ed era forse l’unico legame che Jorge sentiva con la terra. Ma la sua terra era il mare.
Tutto il paese ribolliva nella festa dei Diavoli, in verità divinità pagane provenienti dall’Africa che festeggiavano il raccolto del cacao, ma cristianizzati diavoli. Da sempre inondano maschere e tamburi le stradine di sabbia e terra di quest’angolo tra due montagne. Una enorme che ne nasconde una ancora più grande e l’altra piccola ma appuntita, a respingere il mare nel suo bosco tagliato da palmeti che, nel buttarsi alle onde, si fanno cactus. Jorge lo trovavi sulla punta, un orecchio ai tamburi e l’altro al mugghiare del mare.
Adesso cercava il mare inventandosi scuse per raggiungere la salsedine e la ruggine nella parte più lontana del porto oramai abbandonata. Se non era previsto l’arrivo di nessun carico si sedeva all’ombra e appoggiava il suo cappello. Da tempo aveva nascosto un piccolo tappetino su cui non sporcare il bianco immacolato della divisa al sedersi. E dopo un po’ non poteva resistere, si slacciava le scarpe, si toglieva i calzini e come se solo così potesse trovare terra, appoggiava lentamente i piedi nudi sul poco di sabbia che aveva riconquistato il porto.
Il tornare delle onde era il suo modo di tornare a casa. Mentre i piedi finalmente restituivano il sapore del cacao vedeva il farsi sera dei giorni di festa e sua madre e tutto il paese a sfoggiare le scarpe e lui, che non voleva saperne di infilarci i suoi piedi e la frase: ” Vuoi mica che pensino che non hai le scarpe?”.
Una notte scese a stendere le reti il mare sembrava aspettarli quieto ma da dietro la montagna d’improvviso caddero sulla luna e sul cielo nere nuvole accompagnate da un vento che sollevava onde e barca nell’aria per poi farle ricadere senza posa. Mentre solo i due marinai che da sempre li accompagnavano, presi dalla paura restavano aggrappati alla barca, Jorge eseguiva gli ordini del padre, muovendosi al ritmo furioso delle onde come se ne fosse parte.
Quel giorno cambiò il destino del giovane pescatore.
“Ti ho visto sulla barca, forse non lo puoi capire adesso, ma tu non sei fatto per questo mare di costa. Hai nelle vene il sangue salato di tuo nonno e come lui anche tu diventerai un cadetto della marina. Poi il mare deciderà”, gli disse il padre mentre finalmente erano entrati al sicuro nella laguna.
Così a quindici anni, accompagnato dal padre che teneva il timone del motore, il cui ronzio veniva spesso coperto dal pianto e dai baci che sua madre non smetteva di dargli per poi sistemargli i vestiti. Mentre lui sosteneva le scarpe con i calzini Catia la mar dopo quasi due ore di onde che sembravano spingerlo, si mostrò allo sguardo. In verità i suoi lo avevano accompagnato fino all’Accademia Navale ma lui, anche se sapeva che non era reale aveva l’immagine di quel giorno racchiuso nel saluto del padre e della madre che ritornavano al mare e a Chuao.
Gli anni dell’accademia sembravano infiniti ma tutto quello che era saper navigare, leggere le stelle e sentire l’arrivo del cambio del vento, il suo leggere le nuvole a giocare con il mare, era il suo rifugio. La fatica l’aveva conosciuta da sempre ed anche sei suoi voti in molte materie non erano tra i migliori, le sue letture di battaglie navali e di tutto ciò che avesse a che vedere con il solcare le onde, lo facevano uno dei migliori del suo corso.
Il ventilatore non sembrava seguire il ritmo dell’incresparsi del mare sotto il container che da un paio di giorni faceva da tenda all’unica finestra del suo ufficio.
Ricordava il giorno che per la prima volta imparò a usare un sestante e un vecchio pescatore, dalla pelle ancora bianca che tutti chiamavano il tedesco gli disse: ”adesso puoi costruire le tue rotte ma ricorda: il sestante misura la distanza di quello che è assente e cerca di dargli un nome, non all’assente ma alla sua distanza”.
Questa frase gli ricordava il gabbiere Maqroll di Mutis con i suoi viaggi che non avevano mai una meta da raggiungere ma una distanza da coprire, da eliminare e che dal mare scivolava nella vita, nell’amicizia, nell’amore. In verità non era sicuro che fosse poi quello il senso della frase del tedesco. Intanto uno stridore fece tremare l’ufficio e l’attendente, entrato come un fulmine a ciel sereno, annunciava al Contrammiraglio che finalmente sarebbe stato spostato il cubo di metallo che riempiva lo sguardo della finestra.
Guardava il mare entrare tra gru e torri fin nell’ufficio e pensava alla prima volta che ebbe l’opportunità di essere al comando di un gioco di guerra e usó una strategia azzardata ma disegnata sulla “tecnica” del corsaro Giuseppe Bavastro*. Genovese, agli ordini prima di Napoleone e poi di Simon Bolivar il cui apporto fu fondamentale nella conquista e liberazione di Cumaná. Jorge riuscì a vincere.
Quando gli dissero che aveva sacrificato una nave delle tre a sua disposizione rispose: ” L’obiettivo non era conservare le navi ma vincere”.
Questa impresa lo portò a vivere uno dei momenti fondamentali della sua vita militare e d’uomo. Aveva chiuso la porta dell’ufficio e aperto la finestra cercava un punto dove poter fissare il mare ad eliminare tutto quello che lo occultava. Finalmente nell’incrociarsi delle travi di un’enorme gru, trovò il punto, mentre in silenzio gli si sfilavano le scarpe e finalmente respirava e ricordava l’incontro con il comandante Chavez per insignirlo di una onorificenza per il suo disimpegno.
Dopo aver sentito quella voce che già solo nel volto sembrava riunire tutte le etnie del paese, per un momento ma un solo momento sentì la sensazione di quella volta che rubata la barca al padre, aveva deciso di scoprire a quanta distanza stava l’orizzonte e, l’aria del mare, gli aveva svelato uno dei suoi segreti: la libertà.
Non ricordava quasi nulla oramai di quell’incontro ma solo la sorpresa di vedere l’orizzonte racchiuso negli occhi del Comandante: la terra delle pianure ondeggiare con il suo orizzonte marino. In quel momento e solo in quel momento lui marinaio di nascita aveva sentito rispetto per un soldato di terra. Erano marinai solo di mari diversi ma entrambi conoscevano il segreto dell’aria del mare.
La sua scelta e il suo accettare qualunque possibilità pur di restare in mare l’avevano lasciato fuori dalla politica come dall’amore. Notti di corpi rubate alla rada di fronte a coste che sapevano muovere i fianchi e svelare stelle sfuggite al sestante. Un solo amore: Yulimar. L’unica a guardare il mare con lui da sempre ed insieme ci avevano fatto l’amore. Yulimar che non si lamentava mai delle sue assenze e mai l’avrebbe sposato ma che come diceva lei: ”Tu torni sempre da me io sono la tua risacca”.
La crisi era arrivata a lambire le sue navi sempre più in darsena per sostituire pezzi che non arrivavano, le razioni di mangiare non erano più le stesse e le uscite in mare sempre più ridotte. Aveva iniziato a mandare lettere al comando, dando la sua disponibilità a qualunque tipo di operazione in mare, l’unico cibo e ricambio che a lui non potevano togliere.
Finalmente una mattina riceve una lettera degli alti comandi in cui si richiede la sua presenza per far parte di un’operazione di tutte le forze armate per difendere la sovranità della Patria e la crescita inarrestabile della rivoluzione bolivariana. L’incontro è previsto alle nove. Jorge alle sette si specchia per vedere se è tutto in ordine e se qualche piega disegna la luce bianca dei caraibi che si confonde con la divisa.
Nel suo mondo per lui la patria è il mare. Tutti lo sanno. Quindi gli affideranno una nuova nave o qualcosa che abbia l’odore nuovo dell’aria di mare: la nostalgia.
Entra nella sala, ci sono altri alti ufficiali. tanti. Per un attimo pensa che sia una riunione di un consiglio di guerra. Gli ufficiali si scambiano i saluti di rito anche se ognuno diviso tra terra, cielo e mare. Nessuno sembra sapere cosa li aspetta. Il ministro della difesa, anch’egli generale ringrazia i presenti e non senza il preambolo senza di voi la patria non si può salvare. E il ministro con le mostrine gli spiega il nuovo piano strategico denominato: Prodotto per prodotto.
In pratica a ciascuno degli alti ufficiali presenti viene affidato il controllo di 18 tipi differenti di prodotti. Jorge scopre che la sua nuova nave non è nient’altro che una scatola di plastica che contiene margarina. Era il 30 agosto del 2016 quando l’elenco degli ufficiali del nuovo piano economico dell’unione civico militare veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.**
Jorge da quel momento aveva cercato di tornare in mare, ma l’unica cosa che era riuscito ad ottenere era quest’ufficio nel porto dove arrivavano i carichi di margarina. Da piccolo usava i vasetti di plastica della margarina per fare piccole barche. L’avidità delle storie di mare aveva sempre riempito la sua libreria e sempre aveva un libro nel cassetto di sinistra della scrivania.
La giornata era di quelle dove la luce bianca dei caraibi sembra poter colorare di bianco il mare, una brezza leggera accompagnava il passo di Jorge che raggiungeva la parte abbandonata del porto. Prima di uscire aveva lasciato, cosa mai successa prima, la sua ultima lettura sulla scrivania. Arrivato al solito posto si tolse il berretto con il gesto lento e preciso di sempre, stese lo stuoino per non sporcare la divisa e si slaccio le scarpe come si mollano gli ormeggi. Ritornava di risacca a Yulimar a Chuao, al mare.
Quando non si presentò in ufficio, l’attendente che conosceva il luogo del suo comandante si mise a cercarlo. Uno stuoino e un paio di scarpe con i calzini piegati dentro. L’attendente ritornò di corsa in ufficio e senza pensarci entrò nell’ufficio del Contrammiraglio. Tutto era in ordine.
L’unica cosa fuori posto era un libro di Marquez: Resoconto di un naufragio.
Il primo e il doppio asterico sono gli unici dati storici reali presenti nel racconto.
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