DI CLAUDIA BALDINI
FIDEL CASTRO
venerdì 13 agosto 1926 – venerdì 25 novembre 2016
Protagonista indiscusso della Rivoluzione cubana contro la dittatura di Fulgencio Batista, ha instaurato nel suo Paese un regime socialista, senza altri partiti.
Senza alcun dubbio un vero e proprio liberatore dall’oppressione dell’imperialismo per il cambiamento sostanziale delle condizioni del popolo.
La Repubblica di Cuba è firmataria della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Convenzione sui diritti del Fanciullo, della Convenzione contro la tortura ed i trattamenti e le punizioni crudeli, inumane o degradanti e, dal 2008, del Patto internazionale sui diritti civili e politici.
Il VII Capitolo della Costituzione Cubana “Diritti, doveri e garanzie fondamentali”, garantisce il diritto al lavoro, il diritto alla salute con la prestazione dell’assistenza ospedaliera e medica gratuita, il diritto all’istruzione, gratuita ad ogni livello, la libertà di parola e di stampa “conformemente ai fini della società socialista” (art. 53), il diritto di riunione, manifestazione e associazione, la libertà di religione e coscienza, il diritto alla difesa .
Quel ‘conformemente ai fini della società socialista’ ha fatto tuonare i benpensanti occidentali. Ma in realtà nemmeno nessuna democrazia tollera che ci sia completa libertà di parola e di stampa. E proprio il nostro Paese dovrebbe tacere, pensando alle notizie non dette e a quelle alterate.
Che il socialismo non debba essere una dittatura è indiscutibile oggi, proprio il fatto di esserlo ha portato al fallimento dei socialismi reali. Certo che, un conto è dovere attuare una rivoluzione per migliorare le condizioni del popolo e un conto arrivarci democraticamente. Nel primo caso un regime autoritario si rende quasi inevitabile nei primi tempi. Ma bisognerebbe avere poi il coraggio di aprire alla democrazia socialista. Fin qui, democraticamente, abbiamo visto Paesi giungere a buone socialdemocrazie, che sono già un bel passo avanti.
Ma la strada del socialismo deve essere ripresa con convinzione dalle sinistre europee.
Dal 1960 al 1970 si calcola, da diversi storici, che migliaia furono a Cuba, le esecuzioni capitali dell’ordine di 5000 persone, ritenute a torto o a ragione sostenitori di Batista.
Il Codice Penale prevede la pena di morte in 112 casi, di cui 33 per reati comuni.
Dal 2003 la pena di morte è stata sospesa, ma non annullata.
Sono presenti in internet un centinaio di blog di giornalisti cubani. L’accesso ad internet era, prima del 2009, limitato e giornalisti indipendenti e comuni cittadini che volevano avere un blog trovavano parecchie difficoltà ad accedere alla rete.
Secondo il rapporto annuale sulla libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere, Cuba viene classificata al 134º posto nel 2002 (su 139 nazioni), al 165° nel 2003 (su 166 nazioni) e al 166° nel 2004 (su 167 nazioni) nella classifica riguardante i paesi con maggiore libertà di stampa.Molto male, a mio avviso
Nel suo report 2013 sul paese caraibico, l’organizzazione Human Rights Watch afferma che tra il 2010 ed il 2011 sono stati scarcerati diversi oppositori politici, a patto che questi accettassero l’esilio.
Dal 2009 tutti i cittadini cubani hanno libero accesso a internet, le cui tariffe restano però inaccessibili alla quasi totalità dei cittadini. Lo Stato cubano, aveva in passato sempre dimostrato grande avversità nei confronti del Web, avendo varato nel 2003 un decreto che dà al governo la possibilità di incrementare ulteriormente il proprio controllo in rete. Con la risoluzione 180/2003, vengono colpiti infatti tutti coloro che usano un accesso illegale per accedere alla rete: per connettersi ad internet a Cuba bisogna infatti avere un’autorizzazione speciale.
Grazie a questo provvedimento la Compagnia di Stato può individuare e ostacolare l’accesso ai servizi internet, concesso a 2.572.779 cubani (su una popolazione di oltre 11 milioni di persone). I prezzi per accedere alla rete sono inoltre quotati in pesos convertibili e costosi per chi percepisce un salario, anche se medio-alto. Tutti questi si dovevano accontentare di un’intranet gestito dal governo, che non poteva connettersi direttamente ai famosi YAHOO o HOTMAIL o simili, ma tramite il sito cubano ‘www.correodecuba.cu’ poteva inviare e ricevere e-mail.
Il giornalista Guillermo Fariñas ha intrapreso, senza successo, uno sciopero della fame a intermittenza per un periodo di sei mesi, per avere l’accesso ad internet
Il passaggio dal governo di Fidel Castro al governo di Raul Castro ha portato alcune misure di parziale liberalizzazione, permettendo ai cubani l’accesso alle postazioni Internet precedentemente riservate agli stranieri, tuttavia a prezzi molto elevati, che ne restringono l’uso alle classi sociali economicamente elevate o con parenti o amicizie all’estero.
Va detto però che a Cuba è interdetto, per via dell’embargo imposto dagli Stati Uniti, l’allaccio alle dorsali internet via cavo. L’unico accesso alla rete mondiale avviene attraverso costose e lente connessioni satellitari.
Tanti auguri a questo Paese e a questo popolo di una dignità unica. E nel ricordo del suo grande Presidente Fidel, andare avanti nella democrazia tenendo saldi i valori socialisti.
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