DI CLAUDIA BALDINI
Quello che chiamano l’Uomo della strada:
“perché buttare soldi in sonde spaziali e telescopi quando sulla Terra ci sono un sacco di problemi? Problemi come l’Africa, la disoccupazione, quel televisore da 46 pollici che starebbe così bene in soggiorno”.
L’uomo della strada, non sta solo in strada, ma lo si può trovare anche nei Tg, nei giornali o in quelle famose trasmissioni di denuncia del malaffare, quelle che quando non hanno un malaffare da denunciare se lo inventano. Invece che uomo della strada io lo chiamerei uomo del dappertutto.
“Cosa mi interessa sapere di cos’è fatta una cometa se tanto non la posso mangiare? Che me ne faccio delle foto di Plutone se non ci posso andare in vacanza? Che mi frega dell’anello di congiunzione tra gli ammassi globulari e le galassie sferoidali nane se poi non lo danno al cinema?”.
Per l’Uomo del dappertutto “servono” solo quelle cose che danno un contributo materiale al benessere quotidiano: la medicina serve a curare le malattie, l’elettromagnetismo serve ad accendere le lampadine, persino la meccanica quantistica potrebbe servire a qualcosa: creare potentissimi processori coi quali l’umanità potrà finalmente giocare a Candy Crush molto più velocemente. “Utile” è solo ciò che è “materialmente utile” e da questo punto di vista, è vero, l’astronomia non serve assolutamente a niente. Non serve a vivere più a lungo, non serve a stare più comodi, non serve nemmeno a predire il futuro, cosa che invece qualsiasi ciarlatano sa fare. Allora perché studiare l’universo?
Bene. Il motivo per cui migliaia di astronomi in tutto il mondo vengono pagati per fare il loro lavoro è che l’universo è ) interessante.
Si studia l’universo perché è interessante, si ascolta la musica perché è bella, si beve lo spumante perché è buono, di certo non per dissetarsi.
Sarebbe già sufficiente a spiegare l’importanza dell’astronomia, ma c’è un’altra cosa.
Studiare l’universo non significa solo cercare di capire il funzionamento di un fenomeno naturale immenso e misterioso, ma significa anche osservare il mondo da una prospettiva differente, cioè non da dentro il proprio corpo, come si fa tutti i giorni semplicemente aprendo gli occhi, ma dal di fuori, fuori dalle proprie faccende quotidiane, dalle proprie preoccupazioni, dal tanto rassicurante senso comune e da ogni altra cosa che ci è familiare, e questo a me fa tutta un’altra impressione, mi rende una persona diversa.
Dopo aver dato uno sguardo al posto che la Terra occupa nell’universo, è molto più difficile accapigliarsi per un parcheggio.
L’astronomia non serve a vivere più agiatamente, però è una di quelle cose che danno alla vita un senso, come l’arte, la filosofia, le camminate in montagna, giocare con i bambini e tante altre cose inutili.
L’astronomia è delizia per l’anima, perché non c’è azione di più incontaminata bellezza che alzare gli occhi al cielo e perdersi a cercare una stella. Poi a me piace anche studiarle
Per questo nei momenti pessimi alzo lo sguardo, magari attraverso il telescopio.
Questa ‘filosofia’ la devo all’amicizia che mi ha legato, pur per breve tempo, alla Signora delle stelle. Grazie Margherita.
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