DI DIEGO FUSARO
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Un tempo le banche servivano a fare investimenti e a creare lavoro. Oggi producono soldi su soldi e gettano nell’abisso lavoratori e imprenditori. Un tempo aiutavano i territori a crescere e a prosperare. Oggi li lasciano come dopo il passaggio di un ciclone. Il sistema bancario per imporre la schiavitù usa il debito in forme sempre più prossime all’usura: imprigiona colui che chiede il prestito in un debito che non potrà più rimborsare. E gli porta via tutto, dalla casa al conto. Costringendolo – è storia di questi giorni – a togliersi la vita. Oggi si parla senza tregua di terrorismo. Quel che non si dice è che è terrorismo anche l’inaudita violenza economica del sistema finanziario capitalistico, che produce impunemente cadaveri e tragedie. Le banche dovrebbero essere sottomesse alla politica e alle sue regole, in modo da favorire il benessere della comunità e dei cittadini. Invece, oggi, fissano loro stesse le regole della politica; che diventa semplice continuazione della finanza con altri mezzi. A tal punto che in caso di difficoltà, sono le banche a dover essere salvate, quand’anche ciò costi la vita dei lavoratori e dei risparmiatori. Il potere finanziario ha scalzato quello politico: come emerge dalla lettera che la BCE ci ha mandato nel 2011 per imporci la sua linea politica. Quella lettera era firmata da Mario Draghi, già vicepresidente di Goldman Sachs, la banca d’affari più potente al mondo: è lui a volere che si “ceda sovranità all’Europa” e che si privatizzi ciò che è statale. È il sistema finanziario a dettare la linea politica: una politica di lacrime e sangue, tutta dalla parte del capitale e contro il lavoro, tutta dalla parte delle banche contro i popoli e i lavoratori. La lotta di classe non è finita: semplicemente, col sistema finanziario, è diventata un massacro di classe, con cui i dominanti si stanno prendendo tutto, compresa la vita dei dominati. E sorge davvero il dubbio che avesse ragione Brecht quando diceva che rapinare una banca è poca cosa rispetto al fondarne una.
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