DI BARBARA PAVAROTTI
Facciamo così. La prossima volta andiamo in comune a Viareggio a chiedere di poter fare qualcosina fuori dalle regole. Roba da poco eh, giusto per stare in sintonia col sindaco delle bermuda. A questo punto visto che Giorgio Del Ghingaro si lamenta come un vitello straziato perché è stato allontanato da un posto dove la sera è di rigore il pantalone lungo e lui era in abbigliamento balneare, come può il comune viareggino dirci di no? Tana liberi tutti. Alla faccia delle regole sul decoro varate dalla giunta nel giorno dell’ ”umiliante” disavventura capitata al primo cittadino. Tutto vietato a Viareggio: fare un sonnellino nei giardini pubblici all’ombra delle piante, girare a torso nudo o in costume per strada, fare bivacchi. Pena la multa di 80 euro.
Tutto vietato, ma il sindaco è offeso perché al Club nautico Versilia, in Darsena, coi bermuda dopo le 19 non ci si può stare e quindi un eroico cameriere lo ha invitato a uscire dal locale. Bravo questo cameriere, merita una promozione. Ha fatto il suo dovere, in accordo coi gestori del locale, incurante che il cliente fosse il sindaco. Che ora fa lo spiritoso e scrive su Facebook: “Ma ero vestito così male?”, postando la foto di lui in bermuda. Giovanilista e belloccio, in cerca di risposte che immediatamente sono fioccate: “Ma no, che dici, sei splendido”. A 58 anni certe conferme si possono pure evitare.
Il sindaco definisce l’esperienza “un po’ umiliante, spiacevole, sgradevole”, parla di “censure sui vestiti” (ma guarda un po’ da che pulpito visto che impedisce di passeggiare in tenuta balneare), e dice di essere uscito dal club “non senza vergogna e con la brutta sensazione di aver subito una piccola violenza”. E’ abituato bene Del Ghingaro: le violenze vere, evidentemente, non sa nemmeno cosa siano. Quelle subite dai disperati che si vedono negare tutto, a cominciare da una vita decente. Poi, non pago, peggiora le cose parlando col Corriere della sera: “Poco importa se ero vestito con abiti firmati per quasi mille euro. Anzi: duemila con l’orologio che fa parte dell’abbigliamento. Dunque affatto da straccione. Mi hanno buttato fuori per un paio di pantaloncini al ginocchio pagati 250 euro”.
Complimenti, bravissimo, una vera anima di sinistra. E infatti a questa sortita, su Facebook tanti commenti positivi non li ha ricevuti. Anzi : “Non si vergogna a vantarsi di avere addosso più di quello che un povero Cristo guadagna in un mese?”. Lui risponde che scherzava, che una persona normale non spende 250 euro per un paio di bermuda, che “non bisogna credere a queste stupidaggini”. Hanno sempre voglia di scherzare questi giocherelloni dei politici, salvo poi rimangiarsi la parola e dire: voi non avete capito nulla, non intendevo dire questo.
Scherzando scherzando sono diventati sempre più lontani dalla fatica quotidiana del vivere, sembrano non rendersi conto che 1000 euro sono uno stipendio-miraggio per una marea di italiani. Del Ghingaro comunica al mondo di aver cenato comunque molto bene da un’altra parte e in ottima compagnia. Bene, ci rende felici. Ma lo sa che ci sono milioni di italiani che le terrazze sul mare, come quelle che lui frequenta, le vedono solo in cartolina? Che a cena fuori non ci vanno mai, ma proprio mai, nemmeno in vacanza? Che le vacanze non le fanno proprio? Dice che “non era vestito da straccione”. Sarebbe bello che solo per una settimana facesse la vita dello straccione o del lavoratore a 800- 1000 euro al mese. A quel punto se li scorda i club nautici e le cene al ristorante anche a soli 30 euro.
Patetica questa storiella del sindaco umiliato e offeso per non aver rispettato le regole di un club privato. Fotografia di un’Italia dove le regole valgono purché non nel mio giardino. Quando bisogna imporle agli altri benissimo, quando riguardano noi un po’ meno. Fino al punto, come ha fatto Del Ghingaro, di lamentarsi su Facebook, la platea universale. Cosa avrebbe fatto una persona di buon senso? Sarebbe stata zitta, non avrebbe divulgato la disavventura. Tanto più se personalità istituzionale. Ma lui, visto il “sopruso” subito, si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa inneggiando alla libertà. E fa pure l’ironico per suscitare lo sdegno collettivo: “Ma in quel locale controlleranno, oltre ai vestiti, che so, il casellario giudiziale, il permesso di soggiorno, il codice fiscale, il certificato di sana e robusta costituzione, il tesserino di pesca, il colore della pelle, la tessera di partito, l’attestato di laurea, ecc.?”. Ci manca solo che lanci accuse di fascismo e razzismo e siamo a posto.
No, al Club nautico Versilia, non controllano tutto questo. Vogliono solo dai soci, come da cartelli ben affissi, i pantaloni lunghi dopo le 19. Questione di rispetto e di stile. Roba antiquata, dunque. Come finirà? A tarallucci e vino, o meglio a calamari e baccalà, visto che è in programma, domenica, la cena rappacificatrice con tutti in bermuda. Da smacco a parodia: inevitabile nella citta del carnevale. Risultato? Del sindaco viareggino hanno parlato i giornali e tg nazionali, non per qualche sua meritoria opera, ma per i suoi bermuda. Forse era quello che voleva. Anche se il messaggio passato è: regole per tutti, ma non per me, che mi sono sentito tanto umiliato. Che peccato, che dramma. Ma un pizzico di umiliazione non guasta a volte. Rende più umili, appunto.
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