DI CLAUDIA BALDINI
Ho letto qualche giorno fa un articolo su The Astrophysical Journal scritto da un gruppo di ricerca elaborando i dati raccolti dallo Sloan Digital Sky Survey (La Sloan Digital Sky Survey o SDSS è un’indagine conoscitiva del cielo effettuata con il telescopio ottico dedicato a grandangolo di 2,5 metri dell’osservatorio di Apache Point, New Mexico, Stati Uniti. La ricerca è effettuata in spettroscopia multi-filtro e rilevamento degli spostamenti verso le galassie).
Quasi un terzo delle stelle della nostra galassia, la Via Lattea, si trova completamente fuori orbita rispetto all’ ultima mappatura disponibile. Una scoperta che ci permette di comprendere meglio i meccanismi di formazione stellare e il loro movimento all’interno della galassia.
«Viviamo in un mondo dove è normale che le persone diventino adulte lontano dal loro luogo di nascita, ora non dobbiamo stupirci se anche le stelle della nostra galassia hanno percorso un lungo tragitto da quando si sono formate», spiega ironicamente Michael Hayden, ricercatore della New Mexico State University e primo autore dello studio.
Sono 100.000 le stelle mappate in quattro anni di lavoro grazie allo spettrografo SDSS Apache Point Observatory Galactic Evolution Explorer (APOGEE). La chiave per creare e interpretare la nuova mappatura della galassia sta tutta nella misurazione degli elementi presenti nell’atmosfera di ogni stella. Dalla composizione chimica è possibile ricostruirne il ciclo vitale e comprendere meglio i meccanismi dell’evoluzione di una stella.
«È all’interno del nucleo che una stella produce gli elementi più pesanti, gli stessi elementi che, una volta che la stella muore, tornano nel gas da cui ricomincia il processo di formazione stellare», prosegue Hayden. «Come conseguenza di questa sorta di processo di arricchimento chimico, ogni nuova generazione di stelle possiede una percentuale maggiore di elementi pesanti rispetto alla generazione precedente. Alcune regioni della galassia hanno avuto un processo di formazione stellare più vigoroso, altrove meno. Ed è grazie a questa distribuzione a macchia di leopardo che gli astronomi possono determinare in quale parte del cielo sia nata una stella».
15 gli elementi mappati da Hayden e colleghi grazie ai dati di APOGEE: carbonio, silicio, ferro e altri. È qui che, a sorpresa, circa il 30 percento delle stelle monitorate è stata scoperta lontana dal luogo in cui si sono formate. Un modello di migrazione radiale delle stelle potrebbe spiegare parzialmente questo disordine venutosi a creare nella Via Lattea. Le irregolarità nel disco galattico potrebbero invece spiegare i movimenti casuali in-and-out. Una prima prova di migrazione stellare era stato precedentemente riscontrato in stelle vicine al Sole.
Lo studio è la prima evidenza che al fenomeno partecipa tutta la galassia.
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