DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO

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Accade così, all’improvviso, come se niente fosse, quasi una cosa normale. Accade che dei sinistri figuri si sentano in diritto di decidere se devi continuare a vivere o andare al camposanto. Accade così, in una caldissima giornata di un torrido mese di agosto, che devi, tuo malgrado, dire addio alla vita. In maniera assurda, orribile, sciocca, violenta. Mercoledì, Luigi si alza per andare a lavorare nei campi insieme a suo fratello Aurelio. La terra con i contadini del Foggiano non è mai stata troppo generosa. Dona sì, ma non senza fatica. Luigi e Aurelio non avrebbero potuto pensare che quello sarebbe stato l’ultimo giorno della loro vita. I due fratelli sono stati trucidati dalla mafia pugliese. Perché? Di cosa avrebbero dovuto essere puniti? Di niente. Non erano colpevoli di niente, Luigi e Aurelio, ma sono stati massacrati perché testimoni involontari di un altro duplice delitto. A cadere, poco prima, sotto i colpi di kalashnikov erano stati il presunto boss di Manfredonia e suo cognato.
Guerre tra mafiosi. Fatti loro, dicono gli ingenui. Sbagliatissimo. I due innocenti avevano visto e perciò a bordo di un Fiorino, terrorizzati, erano scappati via. I sicari li hanno raggiunti e massacrati. Non avrebbero potuto lasciarli in vita, troppo pericoloso, avrebbero potuto parlare, andavano fermati. A qualsiasi costo dovevano essere messi a tacere. I mafiosi non sanno cosa sia uno scrupolo. Hanno macchiato le loro coscienze fino a renderle opache. Se capiti sul loro cammino e decidono che devi morire, muori e basta. In terra di mafia lo sanno tutti, tutti debbono metterlo in conto. Questa è la loro legge, da rispettare, temere, osservare.
Questa è la loro volontà. Loro decidono, gli altri eseguono. E, come ha detto il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, «la mafia pugliese non è di “serie B”». Non ne avevamo dubbi se in 30 anni ci sono stati 300 omicidi, la maggior parte dei quali impuniti. Purtroppo – scriverlo fa male – dopo queste efferate tragedie si ritorna alla “normalità”. Una normalità anomala, distorta, malata. Un equilibrio squilibrato. Un modus vivendi, un compromesso per poter rimanere in famiglia, in paese, in Puglia e non mollare tutto e scappare via. Non può andare. Le mafie nel Sud Italia vanno strappate alle radici. Con forza, determinazione, invece si continua a passare il tagliaerba. L’albero maledetto va sradicato non potato. Alle mafie occorre che lo Stato dichiari davvero guerra. Una guerra da combattere in cielo, in terra, in mare. Con i migliori strumenti, i migliori uomini di cui dispone.
Sapendo che ogni guerra costa impegno, fatica, sudore. Costa il coinvolgimento della popolazione, delle forze dell’ordine, della politica, della cultura, dell’economia. «Alle domande vere occorre dare risposte vere», avvertiva lo scrittore calabrese Corrado Alvaro. E la mafia è una «domanda» tremenda, urgente, cui non si possono opporre risposte limitate, parziali, momentanee. Occorre avere idee chiare e la volontà di eliminare questo cancro.
E per farlo occorre prendere di petto anche quel “mondo di mezzo” fatto di corrotti infiltrati nella politica e nelle istituzioni. Non è bene, non è giusto gettare la croce sul silenzio della gente e parlare di omertà. Di fronte a questi efferati, feroci, delitti chi non avrebbe paura di parlare? Chi se la sentirebbe di mettere a repentaglio la vita dei figli? C’è chi tace perché ha qualcosa da nascondere e chi non parla perché la paura gli ha serrato la bocca. Il sangue innocente di Luigi e Aurelio, freddati senza colpa, grida giustizia.
Non si può morire così, non è possibile vedere i propri cari trucidati solo perché uomini delle caverne, scaltri come i serpenti, che pensano di essere al di sopra di tutto e di tutti, hanno deciso di farlo. Gli italiani del Sud non possono continuare a vivere con la morte sul collo, perché lo Stato lascia a chi vuol delinquere, vuol comandare, vuol vivere a sbafo, vuole tenere in scacco il territorio la possibilità di poterlo fare. Se le mafie sono uno dei peggiori nemici del nostro Meridione vanno fermate, bloccate, sconfitte. Con impegno totale. L’Italia ha anticorpi ed energie buone per poterlo fare. Se lo vuole.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/tardano-risposte-vere-al-cancro-criminale

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