DI VANNI PUZZOLO

L’estate calda dei calciatori che vogliono andar via…e di quelli che, invece, vorrebbero rimanere.
Ieri il più autorevole quotidiano sportivo, “la rosea” a firma di un altrettanto autorevole e valente giornalista come Luigi Garlando sparava il titolo a prima pagina ” Ammutinati” e riferendosi ai calciatori citava le ” fautine” di sicula memoria.
E’ stato, non c’è dubbio, un estate calda, in tutti i sensi, e come spesso accade, ci sono state tante dispute, con battaglie verbali e, a volte, anche scritte, fra giocatori- società e agenti, che, alla fine sono additati come i colpevoli di tutto.
Gli esempi sono stati tanti ed eclatanti, da Donnarumma a Conti, ai casi di questi giorni come Spinazzola, Kondogbia, Dembele’, senza dimenticare Neymar.
In tutti questi casi c’è sempre stato un comune denominatore: giocatore vincolato e contrattizzato con una società che vuole andar via per raggiungere una società migliore e migliorare ingaggio e ambizioni.
Neymar ha dichiarato che non sono stati i soldi, ma l’attrazione fatale di Parigi…
Conti ha costretto l’Atalanta a trovare un accordo con il Milan, minacciando di non presentarsi in ritiro, Spinazzola non ha risposto alla convocazione di ieri per un amichevole e costringerà la stessa Atalanta a negoziare il suo ritorno alla Juve, un anno prima degli accordi in essere.
Kondogbia dopo due anni opachi all’Inter si e’ scelto la sua nuova squadra ( Valencia) e costringerà la squadra neroazzura a cederlo sotto costo, così avverrà per Dembele’ desaparecido al Dortmund perché vuole andare al Barcellona.
Bernardeschi ha pensato bene di farsi venire il mal di pancia per accelerare la trattativa Fiorentina-Juve, mentre Coutinho, che pure lui ambisce il ” Barca”, di fronte al totale diniego del Liverpool, ha pensato di fare una richiesta scritta, e ha saltato la prima di campionato.
Ora e’ chiaro che l’opinione pubblica ha già deciso: calciatori viziati, manager squali, professionisti poco seri e Società vittime di questa barbarie.
A volte, in effetti e’ così: nel caso dell’Atalanta e’ sicuramente così: i bergamaschi hanno solo la colpa di aver fatto un campionato strepitoso, avrebbero avuto il diritto di giocare l’ Europa Legue, meritatissima, con gli stessi giocatori, o con quelli che avevano deciso loro di vendere o di non vendere.
Così non sarà.
Credo però che sia sbagliato assolvere le Società, anzi nella maggior parte dei casi le colpe sono principalmente le loro.
Mi spiego: ad esempio la Juventus conosce il contratto di Spinazzola e gli impegni presi a lasciarlo per due anni in prestito: avrebbe dovuto evitare di corteggiare il giocatore( e il suo Agente) ma non lo ha fatto, anzi, ha allettato entrambi con, ovviamente, vantaggi economici importanti ed e’ normale che poi entrambi siano attratti…dall’odore del formaggio!
Mi sfugge perché il giornalista, che stimo davvero, fa la reprimenda al calciatore spiegando che avrebbe dovuto essere riconoscente e aspettare il treno del prossimo anno( dimenticando che nel calcio tutto e’ troppo mutevole e le occasione vanno prese al volo, perché un anno dopo le cose spesso cambiano),e non spreca un rigo per dire almeno:” certo che anche la Juve, deontologicamente, aveva il dovere di non forzare la cosa e di rispettare, lei per prima, il contratto in essere.
Perché, vedete, dietro un comportamento poco professionale, (condivido) di un calciatore, esiste SEMPRE, un comportamento altrettanto scorretto di una Società che però nessuno evidenzia.
Ci sarebbe anche una regola molto chiara: non si PUÒ contattare calciatori sotto contratto prima di sei mesi dalla scadenza: nessuno ottempera questa regola, nessuno viene sanzionato, nessuno dice nulla: le Società si rivolgono all’agente e gli chiedono di sentire la disponibilità del proprio assistito al quale viene proposto un cospicuo aumento contrattuale, l’agente fa il proprio lavoro, e poi inizia una trattativa o intermediazione per CONTO di quella società che ha violato clamorosamente la regola.
Credetemi, parlo per 25 anni di esperienza, le prime scorrette sono le società e i loro dirigenti, calciatori e agenti sono solo quelli che prendono le colpe, e ovviamente lo fanno per un tornaconto molto remunerato.
Ci sono poi, in questo periodo, ma se ne parla meno, anche i casi opposti: Società che vogliono mandare via giocatori ancora contrattizzati ma, che ritengono esuberi: Costa, il più clamoroso, trionfa a suon di gol con il Chelsea, ma viene licenziato da Conte con un sms, e ora ci sarà un contenzioso enorme.
Keita’ alla Lazio non vuole andar via: ha deciso da due anni che non rinnoverà il suo contratto ( ne ha diritto) però anno scorso e’ dovuto rimanere ai margini e poi, reintegrato, ha fatto bene il suo lavoro.
Quest’anno la cosa si ripete, Lotito vuole capitalizzare più che può il suo gioiello, ma in scadenza di contratto, e le società interessate giocano al risparmio, speculando da questa situazione, si dice che lui abbia già un accordo con la Juve, che non credo lo possa aver fatto da solo ( ma con la Juve, e non avrebbe potuto) e alla fine, o in scadenza, o con una cifra inferiore al suo valore, li finirà.
Però questa sera Lotito, nella prima gara ufficiale di Supercoppa gli impedisce di giocare.
Superfluo ricordare gli esuberi famosi dello stesso Lotito con diversi giocatori costretti ad allenarsi in campi e orari diversi, con vertenze clamorose di richieste di danni ( Pandev su tutte), oppure di Lomonaco a Catania che per far andare via un calciatore lo faceva minacciare dagli ultras e allenare in campi di patate e con doccie fredde.
Come se ne viene fuori quindi ?
” O si rivedono le regole o si rischia di uccidere la gallina con le uova d’oro” dice Monchi, ds della Roma.
Si dice che il problema venga dall’impermeabilità di tanti giovani calciatori a sentimenti nobili come la riconoscenza, l’orgoglio di rappresentanza,l’amor proprio.
I ragazzi dovrebbero essere più disposti all’ideale ed essere meno volti all’interesse economico.
A me, sinceramente, sembra una chimera.
In un mondo dove tutto è’ business, dove le società si sono vendute tutto il format del calcio in nome dei soldi che provengono dai ricchi contratti tv, dove si preferisce stra-pagare un calciatore invece di investire in strutture tipo accademy, o foresterie, si pretendono esempi da ragazzi di 20 anni?
Il calciatore e’ solo l’ultimo anello di questa perversa catena, certo, nuota in un oceano di soldi, e se ne giova, ma le regole non le stabilisce lui.
I presidenti litigano di continuo per i soldi, fanno le ” cene delle beffe” e poi appena possono sono i primi ad essere scorretti: abbiamo due leghe commissariate, e comunque alcune regole ci sarebbero anche: ma nessuno le fa rispettare o le rispetta.
Certo ci sono stati i giocatori bandiera, Totti, per primo, Buffon, Riva, ma c’è ne saranno sempre meno, perché la professionalità del calciatore deve essere misurata sempre, e allenata, da dirigenti seri, professionali e capaci, e da presidenti meno litigiosi e più corretti, che, sappiano rinunciare anche ad un vantaggio, pur di non essere scorretti, che sappiano trovare degli accordi fra gentiluomini che una volta si usavano, già gentiluomini… quelli di una volta.
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