DI BARBARA PAVAROTTI

Il rattoppo del club nautico Versilia è un insulto a tutti i cittadini che non hanno santi in paradiso. Dopo l’allontanamento del sindaco viareggino Giorgio Del Ghingaro causa bermuda anti regolamento, ora la morale della favola è: “Il sindaco può venire quando vuole, con qualsiasi abbigliamento”. Parola del presidente del club Roberto Brunetti. Che a “Il Tirreno” rincara la dose e se la prende col personale “cafone”, che doveva rendersi conto che al tavolo c’era nientepopodimeno che il numero uno della città. Capita l’antifona? Il sindaco può tutto, il sindaco non va offeso. Il sindaco ovviamente – e magari qualche altro personaggio che conta – gli altri no. Il primo cittadino può presentarsi pure in costume, alla faccia di un regolamento in vigore da 60 anni, e sarà sempre ben accetto e trattato con i guanti. E magari qualche cena gratis ci scappa pure.

Chi invece adesso è da rimproverare – anzi, sicuramente sarà già stato ampiamente redarguito – è quel povero cameriere, che, dopo essersi consultato coi gestori del locale, si è preso la briga di compiere cotanto oltraggio. Doveva rendersi conto, dice sempre il presidente del club, che a quel tavolo c’era il sindaco della città, al quale certi sgarbi proprio non si devono fare”.

Al goliardico bermuda-party organizzato venerdì sera al club nautico è andata in scena, con ogni evidenza, l’arroganza del potere e degli interessi economici ben più forti di qualsiasi regola. Figuriamoci quelle legate all’abbigliamento di un circolo privato dietro a cui ci sono imprenditori, armatori, industriali. Ecco, ora è tutta colpa del povero cameriere. Ci manca pure che venga punito e la frittata è fatta.

In questa storia tipica di un’Italietta che, persino su questioni banali, divide il mondo in privilegiati e in chi non conta nulla, nessuno, cameriere a parte, ci fa una bella figura. Anche se tutti sono contenti perché ha fatto salire Viareggio alla ribalta internazionale, ben più ormai del carnevale. Il sindaco ha dimostrato di essere ripiccoso e permaloso, senza un briciolo di umiltà, altrimenti se ne sarebbe stato ben zitto e non avrebbe divulgato al mondo l’offesa subita. Il circolo ha dimostrato come il servilismo sia sempre di moda, anche nelle sciocchezze. E’, in piccolo, l’Italia che si copre puntualmente di ridicolo, che fa arrabbiare i tantissimi che non godono di alcun privilegio. E’ la farsa del potere piccolino.

E’ stato Del Ghingaro, non scordiamolo, a forzare la mano, a denunciare all’universo il sopruso subito. Era ovvio che, di fronte alle pubbliche stizzite rimostranze della principale autorità istituzionale viareggina, il solito codazzo si sarebbe azzerbinato. No, non è una storia spiritosa da tormentone estivo. E’ una vergogna a cui il sindaco dovrebbe rimediare invitando il cameriere in comune per stringergli la mano, anziché continuare a fare la vittima su Facebook o la persona superiore, tornato agnellino dopo aver aizzato il fuoco. Dovrebbe difenderlo apertamente, non cavarsela tentando ora, dopo aver sollevato il polverone, di sminuire l’accaduto. Dire in modo netto e chiaro che lui non è d’accordo con l’incolpare il cameriere, anziché flirtare col presidente del club. Sarebbe una cosa di sinistra, se mai certa gente che si definisce per di più di “sinistra vera” ha ancora idea da che parte stare. Ovvero dalla parte dei lavoratori, che fanno solo il proprio dovere, non delle varie autorità che se lo vogliono tenere caro perché è uno che conta.

Poi il sindaco dovrebbe anche ammettere con sincerità il costo del suo abbigliamento casual (1000 euro) e del suo orologio (altri 1000). Marco Gasparetti, del Corriere della Sera, conferma: “Del Ghingaro mi ha detto proprio così, ero vestito con 1000 euro, mica da straccione, e con l’orologio fanno altri 1000”. Per carità, ognuno è libero di buttare i propri soldi come vuole, ma non di mentire a posteriori, una volta esplosa l’indignazione. Infatti il sindaco si guarda bene da una smentita ufficiale (“io non smentisco mai nulla”, dice, come Andreotti buonanima) e continua a lagnarsi su Facebook dicendo che non è vero. E’ vero, ahimè, come è vero che dalle piccole bugie alle grandi il passo è breve.

Comunque il bermuda-party organizzato per sdrammatizzare il triste evento ha visto il sindaco in divisa istituzionale, abito scuro, cravatta e camicia, mentre tutti gli altri erano in pantaloncini. Presente, peraltro, solo all’aperitivo e non alla cena. Lo spirito carnascialesco così è andato a farsi benedire. Poi le dichiarazioni del presidente contro il personale maleducato hanno decisamente guastato l’atmosfera.

Ora tocca fare qualcosa, visto che se la regola non vale per il primo cittadino, la logica conseguenza è che non debba valere per nessuno. Chiunque non si chiami Del Ghingaro, si dovrebbe presentare a cena al ristorante del club in bermuda. Par condicio. E se il circolo manda via i clienti così abbigliati, allora è proprio vero: di fronte al potere ci si continua a inchinare come i cortigiani. Gli anonimi cittadini non hanno diritti, ma solo doveri. E’ da queste piccole cose che si capisce come va il mondo. Poi, ovviamente, ci sono le questioni più serie, ma quelle le vivono tutti gli italiani, ogni giorno. E si chiamano favoritismi, raccomandazioni, reverenza verso chi può darti qualcosa in cambio e disinteresse verso chi non ha nulla da dare. E’ il solito mondo alla rovescia, dove gli interessi di pochi fanno scudo e gli altri fuori, si arrangino. Fuori dal club Italia. Quello degli amici degli amici. Quello dei ricchi e dei privilegiati. Ma la gente sta zitta e non si arrabbia: è abituata così. Non ha ancora capito che i piccoli privilegi vanno fermati subito, perché dopo si passa a quelli più grandi e tutti si rimane fregati.

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