DI ANGELA CAPONNETTO
La Svezia sostiene in toto solo gli aventi diritto. Per tutti gli altri c’è solo una chance: tornare da dove si è arrivati. Anche se si è affrontato mille prove prima di arrivare. Tra i non aventi diritto ci sono gli afgani che nelle mie ultime ore a Stoccolma incontro in centinaia buttati per terra e sui gradini di una piazza con i loro miseri averi accanto. Tra loro anche donne e tanti bambini che, come sempre, riescono a sorridere e a giocare pure senza scarpe sul marciapiede. I grandi invece protestano: “no deportation” ! A portare loro sostegno e generi di prima necessità tanti cittadini svedesi: vedo mamme e bambini biondissimi in mezzo a bimbi dagli occhi di brace. Di fronte, a pochi metri, un gruppo di lavoratori di una ditta rifiuti protesta perché gli vogliono abbassare lo stipendio e aumentare le ore di lavoro. Non resisto: inizio a fare domande. Nessuno di loro se la prende con i migranti. Come invece fa un’insegnante di passaggio che mi dice… “Noi paghiamo tasse altissime e gran parte sono soldi che spendiamo per i migranti. Io il dentista lo pago. Per loro è gratis”. Inutile spiegare che è una misura solo per un ristretto numero di aventi diritto e temporanea. Giusto per dar loro il tempo di integrarsi e poi se la sbrigano da soli: anche loro infatti pagheranno le tasse come gli altri. Inutile spiegarle che questo gruppo di afgani non c’entra niente con le sue tasse. Inutile spiegarlo qui come altrove.
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