DI FRANCESCO ERSPAMER
Non ho niente contro Medici senza frontiere. Ma non ho niente neanche a favore. Sono una multinazionale privata e a me non piacciono le multinazionali (sono contro la globalizzazione) e non mi piacciono le grandi imprese private (sono un socialista). Per motivi analoghi da giovane guardavo con sospetto alla Caritas e all’Opus Dei, per non parlare dell’Esercito della salvezza; e non ho cambiato idea. Resto convinto che dei problemi dei popoli debbano occuparsi esclusivamente gli Stati e che la carità, se non in momenti di assoluta emergenza, sia solo un espediente per prevenire rivolte o lotte sociali che porterebbero a più profonde riforme e che potrebbero porre un freno all’oscena ineguaglianza economica e al culto del successo e dei consumi che stanno strangolando il pianeta.
Mi rendo conto che in questo periodo storico il liberismo trionfante sta intenzionalmente rendendo inefficienti i servizi pubblici e che la conseguenza, voluta, è che le ONG stanno diventando indispensabili per la sopravvivenza o il benessere di centinaia di milioni di persone. I ricchi rubano e distruggono tutto per alimentare il loro lusso sfrenato e la loro volontà di potere assoluto, poi regalano magnanimamente le briciole e guai a criticarli se no (vogliono convincerci) non ci danno neanche quelle. È un bluff ma non so se la gente è pronta ad andarlo a vedere. Per cui mi aspetto che le ONG diventino sempre più importanti, e parallelamente crescano la rassegnazione, il qualunquismo e le passioni di nicchia. Lo stesso non rinuncio a oppormi a questo sistema nella sua interezza, in modo che ci si faccia trovare pronti quando l’occasione si presenterà (e si presenterà: di crisi ce ne sono periodicamente e le prossime saranno catastrofiche). Diffido, in altre parole, di chi al posto della lotta di classe (che può includere forme di solidarietà politicizzata, come erano i sindacati) promuove la carità di classe.
Chi ha bisogno di Medici senza frontiere è giusto che ne approfitti, certo non mi opporrei. Ma una cosa ben diversa è esserne contento, sostenere queste organizzazioni, santificarle. I bisognosi li dobbiamo aiutare tutti, in proporzione non della nostra generosità ma del nostro reddito, e i ricchi devono essere costretti a dare la gran parte dei loro guadagni, altro che supplicarli di donarne una frazione senza dover rinunciare a nulla; ed essergli anche grati.
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