DI CHIARA FARIGU

Le assunzioni del personale docente per il nuovo anno scolastico, ormai alle porte, continua a tenere banco. Bizzarrie e contraddizioni sono all’ordine del giorno. Gli insegnanti assunti alla soglia della pensione non si contano più. In barba alle dichiarazioni sulla necessità dello svecchiamento di una classe docente, la più anziana (e meno retribuita) d’Europa. Il caso più eclatante in Sicilia: è quello di Bernarda Di Miceli, assunta in ruolo alla veneranda età dei quasi 70 anni, dopo una vita di precariato alle spalle.

Ma se in Sicilia l’età non è limite, in Puglia è uno scoglio invalicabile. Emblematica “l’avventura” di Luigi Montenegro che, avendo superato il concorso a pieni voti, anziché la “chiamata” si è visto recapitare una missiva dall’Ufficio Regionale Scolastico con un messaggio tranchant: “Aspirante non convocato in quanto non destinatario di proposta di nomina a tempo indeterminato per superamento limiti d’età”. Ovvero, vincitore sì di concorso ma niente cattedra perché fuori età: 66 anni. Una doccia freddissima per il prof pugliese, ex giornalista, con 15 anni di precariato alle spalle e una situazione contributiva alquanto disastrosa, ora senza più stipendio e senza pensione. E con una famiglia da mantenere.

Storie diverse, diametralmente opposte che ci rimandano allo stato confusionale che vive la Scuola come istituzione. Con regole differenti da regione a regione. Con un Nord alla ricerca spasmodica di docenti di matematica e supplenti per i posti vacanti e un Sud che assume o non convoca gli over sessantacinquenni. Storie di persone, con le lore vite, i loro sacrifici, i loro percorsi di studi e di lavori saltuari, sballottati da una parte all’altra per mandare avanti il “carrozzone” scuola. Sempre in attesa di una telefonata o di una mail che richiedesse la loro presenza per sostituire il collega assente. Storie di attese sempre e comunque. Anche della remunerazione del lavoro svolto che, quando va bene, arriva dopo svariati mesi.

E in tutto questo bailamme c’è chi ha detto NO ad assunzioni fuori tempo massimo. La prof di Salerno che all’età di 65 anni, al ruolo, ha preferito terminare la carriera da precaria, e la prof di Conegliano, docente di sostegno in una scuola secondaria di 1° grado, 67 anni, ha rinunciato, sua sponte, all’assunzione a T.I. con una motivazione che ha commosso perfino la commissione che l’aveva convocata: lasciare il posto ad un giovane docente. Per lei è tempo di godersi la “meritata” pensione, dopo 30 anni di precariato.

E che dire del flop della “chiamata diretta” tanto desiderata dai presidi e ora respinta al mittente dalla stragrande maggioranza di loro?
Settembre incombe. Tanti saranno i nodi da sciogliere. Se l’estate è stata rovente, per la scuola, l’autunno non sarà da meno.
Qualcuno ha ancora il coraggio di chiamarla #buonascuola?

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